LietoBLOG

Il blog degli autori di LietoColle

Archivio per Maggio 2007

citazioni e tormentoni (2)

Pubblicato da silviamonti su 20 Maggio 2007

in effetti chissà dove andrà, questo blog.

nel frattempo continuo imperterrita a svuotare i miei archivi (magari a qualcuno/a può far piacere…).

la citazione, anzi, il tormentone di questo mese è davvero di gran classe!

voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida…

(afterhours from LP hai paura del buio? 1997)

s.

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Pubblicato da alessioluise su 14 Maggio 2007

Precari, limitati e colpevoli, affondiamo nell’a volte bello a volte orrendo nominalismo che ci porta a parlare di ciò che non sappiamo di dire. La concordanza nelle cose e nelle attività è generalmente stabilita dalle attività. Dall’economia di mercato. I metalli, i gas, la benzina, la plastica e la carta sono entrati nella catena alimentare. Anche la voce. Non ci stanchiamo di creare scaffali. Tutto è invece.

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mulini bianchi

Pubblicato da assirialessandro su 12 Maggio 2007

Esiste una filosofia lieto colle? Non intesa ovviamente come linea editoriale, non siamo un giornale, ma mi chiedevo se nel panorama autori dove pubblichiamo esiste un movimento, questa parola che impaura che in  pochi pronunciamo. Riflettevo ancora sulla rivista, sulle potenzialità che potrebbe contenere, ma cosa è una rivista senza un movimento, se non la voce dell’insignificanza la giustificazione di un pluralismo manieristico.  E allora dovremmo forse cominciare a confrontarci sul condivisibile, sull’esistenza teorica o presunta di un humus comune. Holding  e correntoni, certo il rischio è quello, il rischio di ogni degenerazione, le scissioni dietro l’angolo ecc ecc…Il prezzo da pagare per qualcosa , il prezzo adeguato solo se questo qualcosa esiste. Personalmente ritengo che questo qualcosa non esista e che noi si appartenga alla logica dei più, almeno a giudicare dall’ultimo post di Silvia e simili interventi, se comunque per placare la nostra già martoriata coscienza, volessimo prenderci la briga di tentare questo viaggietto per risponder a questo tormentone primaverile: “esiste una lieto family?”si potrebbe provare a chiedersi se abbiamo comunanza d’intenti, o obbiettivi condivisibili che esulino  dal nostro sentirsi depositari del verbo assoluto o dal cercare operazioni di marketing spudorato, per vendere una copia in più al bar sotto casa. Comunanza d’intenti,  vuol dire saper creare sinergie e produrre confronti che arricchiscano un orizzonte che si conceda la possibilità di far fiorire idee. Nei dibattiti di questi giorni è, a mio avviso, emerso un’altra necessità, quel “fare nomi”che in tanti auspichiamo per arginare il vortice a cui ci siamo abbandonati. Questo è il coraggio della verità che non è mia o vostra , ma è patrimonio, l’unico che valga la pena salvaguardare, la parola senza verità e, a maggior ragione, la parola poetica, senza verità è morta molto prima di pronunciarsi.

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Due poesie per il terremoto del 1976

Pubblicato da VDM su 6 Maggio 2007

La casa vuota ha un gomito strappato.
È necessario ricostruire i tetti,
montare il legno sui cardini, premere
i detriti nel buio sotto pelle.
Di conversazioni ce n’erano a dozzine,
tra la gola e l’insonnia, la terra si è scucita
dallo stomaco, ma che ne pensano le crepe,
le fenditure dei corpi massacrati tra i metalli
dei divani letto? Non ancora,
non del tutto pronti non gli è dato
sapere l’inventario preciso,
il numero puntuale dei gemiti.
Qualche telecamera punge gli angoli
dell’aria, dissotterra le dita corrose
dalla ruggine. Solo il boato ricordo
che non riesco a ricordare quel taglio
di luce che ha bucato la retina. Poi
ho pensato «soffoco, temo di morire».

(Mary Barbara Tolusso, dal catalogo della mostra Sismologie, 2006)

Maggio 1976

Ad ogni vibrazione del pavimento di legno
un brivido si srotola lungo il corpo,
sfruttando scorciatoie neurali
come il pelo dritto del gatto;
così che sembra anticipare l’evento reale,
quasi un avvertimento salvifico
che avanza dal DNA dell’animale
frenato da strati di spiegazioni intelligenti.
Ma è forse lì che perdendo tempo
l’anteprima diventa una diretta.

E allora è meglio confidare
nella ragione del cemento armato
esemplificata dall’architrave
nel sussidiario del terremotato.

(Vincenzo Della Mea, dal catalogo della mostra Sismologie, 2006)

 

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Post di servizio

Pubblicato da VDM su 2 Maggio 2007

Poca poesia in questo post: serve per permettere l’inserimento su Technorati (Technorati Profile). E già che ci sono, notifico che qua a sinistra si può trovare il link al feed di FeedBurner, e ho anche preparato un account su Shinystat, tanto per avere idea di come viene visitato il blog (so che tre quarti degli autori di LietoBLOG penseranno che io scriva in qualche lingua strana, ma tant’è ;-) .

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aperitivino

Pubblicato da assirialessandro su 1 Maggio 2007

Cercare di portare parole in giro è l’unica cosa che può fare un poeta, o chi crede di aver qualcosa da dire che valga la pena di essere ascoltato. Sarebbe facile stare qui a parlare di contenuti, anche dopo il dibattito sulle riviste, parlare di quando, sino a poco tempo fa, le battaglie si conducevano per non essere imbrigliati, per non appartenere a nessuna corrente, le scissioni storiche di Nazione Indiana et simili..l’età dell’oro sempre alle spalle.. “Vuotezza spacciata per arte” certo, ma come deriva di un fenomeno che ha permesso il fagocitamento del mercato. La piccola editoria vive, a parte rari casi pubblicando tutto, senza distinzioni, senza selezione , servizi a cui pagando si può accedere, punto. Pluralismo? Ma non diciamo cazzate, solo saturazione, soffocamento, ristagno. Personalmente, mi è stata pubblicata roba indecente, che solo con un briciolo di maturità a posteriori, ho depennato dalle bibliografie. Scritti vergognosi, che il solo risentirli in pubblico mi dava ribrezzo, ma i reading stavano diventando solo aperitivi e noccioline, l’oretta felice al bar di Feltrinelli.  La discriminante è sempre quel libricino che tieni tra le mani e che porta il tuo nome, per alcuni è come la divisa del vigile e ci si sente autorizzati a fermare il traffico, per altri è qualcosa che andava evacuato da sé.. e si sa, non tutto quel che si evacua profuma di rosa.

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