LietoBLOG

Il blog degli autori di LietoColle

Due poesie per il terremoto del 1976

Pubblicato da VDM su 6 Maggio 2007

La casa vuota ha un gomito strappato.
È necessario ricostruire i tetti,
montare il legno sui cardini, premere
i detriti nel buio sotto pelle.
Di conversazioni ce n’erano a dozzine,
tra la gola e l’insonnia, la terra si è scucita
dallo stomaco, ma che ne pensano le crepe,
le fenditure dei corpi massacrati tra i metalli
dei divani letto? Non ancora,
non del tutto pronti non gli è dato
sapere l’inventario preciso,
il numero puntuale dei gemiti.
Qualche telecamera punge gli angoli
dell’aria, dissotterra le dita corrose
dalla ruggine. Solo il boato ricordo
che non riesco a ricordare quel taglio
di luce che ha bucato la retina. Poi
ho pensato «soffoco, temo di morire».

(Mary Barbara Tolusso, dal catalogo della mostra Sismologie, 2006)

Maggio 1976

Ad ogni vibrazione del pavimento di legno
un brivido si srotola lungo il corpo,
sfruttando scorciatoie neurali
come il pelo dritto del gatto;
così che sembra anticipare l’evento reale,
quasi un avvertimento salvifico
che avanza dal DNA dell’animale
frenato da strati di spiegazioni intelligenti.
Ma è forse lì che perdendo tempo
l’anteprima diventa una diretta.

E allora è meglio confidare
nella ragione del cemento armato
esemplificata dall’architrave
nel sussidiario del terremotato.

(Vincenzo Della Mea, dal catalogo della mostra Sismologie, 2006)

 

2 Risposte a “Due poesie per il terremoto del 1976”

  1. Un saluto a Vincenzo, prima di tutto.

    Interessante l’iniziativa ed il sito della mostra che ora esploro un po’.

    Mi piace la felice analogia/”confusione” tra casa e corpo che presentano entrambi i testi – la casa che si strappa come pelle (e la pelle è la parete protettiva dell’individuo), scossa dal terremoto.

    Complimenti ai due autori.

  2. VDM detto

    Ciao Francesca, casa e corpo: non avevo riflettuto sul fatto che in entrambi i casi ci fosse questa analogia. Effettivamente entrambi abbiamo vissuto l’evento più o meno alla stessa età, quando la casa è protezione ma improvvisamente diventa rischio. Subito dopo il terremoto si stava tanto fuori casa, e non dico dove è stato necessario vivere in tenda: anche a Udine, in città. Ed il terremoto è un’esperienza molto corporale, tremano le cose e tremi tu.
    La mia poesia ha a che fare con una sensazione di premonizione che ricordo mi pareva di avere -un attimo prima della scossa, un brivido.

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>