mulini bianchi
Pubblicato da assirialessandro su 12 Maggio 2007
Esiste una filosofia lieto colle? Non intesa ovviamente come linea editoriale, non siamo un giornale, ma mi chiedevo se nel panorama autori dove pubblichiamo esiste un movimento, questa parola che impaura che in pochi pronunciamo. Riflettevo ancora sulla rivista, sulle potenzialità che potrebbe contenere, ma cosa è una rivista senza un movimento, se non la voce dell’insignificanza la giustificazione di un pluralismo manieristico. E allora dovremmo forse cominciare a confrontarci sul condivisibile, sull’esistenza teorica o presunta di un humus comune. Holding e correntoni, certo il rischio è quello, il rischio di ogni degenerazione, le scissioni dietro l’angolo ecc ecc…Il prezzo da pagare per qualcosa , il prezzo adeguato solo se questo qualcosa esiste. Personalmente ritengo che questo qualcosa non esista e che noi si appartenga alla logica dei più, almeno a giudicare dall’ultimo post di Silvia e simili interventi, se comunque per placare la nostra già martoriata coscienza, volessimo prenderci la briga di tentare questo viaggietto per risponder a questo tormentone primaverile: “esiste una lieto family?”si potrebbe provare a chiedersi se abbiamo comunanza d’intenti, o obbiettivi condivisibili che esulino dal nostro sentirsi depositari del verbo assoluto o dal cercare operazioni di marketing spudorato, per vendere una copia in più al bar sotto casa. Comunanza d’intenti, vuol dire saper creare sinergie e produrre confronti che arricchiscano un orizzonte che si conceda la possibilità di far fiorire idee. Nei dibattiti di questi giorni è, a mio avviso, emerso un’altra necessità, quel “fare nomi”che in tanti auspichiamo per arginare il vortice a cui ci siamo abbandonati. Questo è il coraggio della verità che non è mia o vostra , ma è patrimonio, l’unico che valga la pena salvaguardare, la parola senza verità e, a maggior ragione, la parola poetica, senza verità è morta molto prima di pronunciarsi.

martino detto
http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article915
silviamonti detto
la “linea editoriale” di una casa editrice non la sceglie l’editore? (scusate le ripetizioni).
le comunanze d’intenti nascono dall’incontro. trovarsi sullo stesso blog è sufficiente?
chi può dire/fare nomi con indiscutibile autorità?
non ho problemi nell’esprimere le mie opinioni, anzi, sono spesso troppo diretta. ma voglio un interlocutore in carne ed ossa, in quelle situazioni. mi piace il dialogo dal vivo.

(certo, ogni tanto incappo in momentanei stati di incoscienza che mi spingono a stendere al vento i miei straccetti, come nel post precedente…).
(può un simbolo come questo contenere tutta l’ironia che metto in certe cose che penso/dico/scrivo???).
s.
assirialessandro detto
una bellissima vignetta di Altan dice: ” aiutami a scoprire il mandante delle cazzate che faccio”..la sottoscrivo in pieno..da tempo..:)
Christian Sinicco detto
Alessandro, credo ci sia un atteggiamento di attenzione alle espressioni degli altri, positivo o negativo non importa, comunque fa bene alla poesia. In generale c’è molta più critica (e autocritica). I movimenti poco mi interessano – secondo me ognuno dovrebbe poter essere un movimento, con tante variabili (forse è una cosa più individualista, ma se si riesci ad essere attenti a quello che fanno gli altri, e valutare il bene e il male, per sé, credo possiamo fare qualcosa di dignitoso). La maggior parte degli ultimi movimenti si sono serviti, nonostante le avanguardie abbiano sparigliato tantissime carte in più, ancora di categorie frutto di “conflitti” tra gruppi (magari con precisi riferimenti critici) di autori. Sono passati 25 anni da quando Fabio Doplicher editava con Stilb un’antologia di 400 – 500 pagine credo (o più), chiamata poesia della metamorfosi, con saggi dei più importanti poeti e intellettuali dell’epoca che mettevano in crisi le categorie novecentesche (e risolvevano in altri modi la critica), e con una scelta diffusa di testi di poeti provenienti da diverse aree. Dopo 25 anni la critica pensa la letteratura ancora a slogan, e con una indagine mediocre, e non a 360 gradi, e non confrontando e dibattendo sulle prospettive. Secondo me i movimenti sono dannosi: le stesse avanguardie hanno alzato bandiera bianca. I movimenti servono a creare consenso per un gruppo ristretto di autori, a nient’altro.
assirialessandro detto
Caro Christian,purtroppo già nell’uso della parola avanguardie risiede il pienamente condivisibile e l’assolutamente deprecabile di ogni discorso si possa tentare di portare avanti sui “movimenti”che interessano molto poco anche a me, ma che hanno coperto l’ottusità di una parte della critica per ben più di 25 anni, una critica che non solo pensa a slogan, ma peggio slogan diffonde sottoforma di proclami.
un caro saluto
alessandro
michelangelo camelliti detto
io sono convinto che questa discussione approderà a qualcosa di interessante…
vi seguo con attenzione.
gabrielepepe detto
In effetti mi pare che questo blog faccia un po’ fatica a decollare. Siamo sempre i soliti a tornare. Forse è troppo presto, forse gli altri non hanno molta dimestichezza con questo mezzo. Spero che con il tempo le cose possano cambiare.
))
Tornando al discorso credo che la cosa migliore è cercare di creare il più possibile momenti ed eventi di diffusione e di incontro/confronto. Approfittando anche di eventi già affermati come il festival della letteratura di Mantova.
Un saluto all’editore santo che ci segue con affetto.
pepe
silviamonti detto
non resito all’idea di affermare che questo blog sia un tantino immobile…
che si fa???
s.
VDM detto
Non saprei.
Di solito i blog multiautore eccedono nella quantità di post pubblicati, Lietoblog lascia, diciamo, abbondante tempo alla discussione (che però non avviene).
Il fatto è che, a parte gli autori del blog, manca pubblico esterno (come potrebbero essere anche gli altri autori Lietocolle). Forse il sito mamma potrebbe rilanciare la presenza di post sul blog “figlio”, tanto succede così di rado…