Le azioni LietoColle sono da comprare?
Pubblicato da sinicco su 8 Giugno 2007
Riprendo l’articolo che sarà pubblicato su AbsolutePoetry, e giro un paio di domande pure a Michelangelo Camelliti… quante copie ha venduto il mio libro?
Puoi inoltre farci una classifica dei 30 libri più venduti da LietoColle?
Il mercato della poesia? Brullo opinionista sul Domenicale
qualche tiro da fuori lo azzecca, la raccolta di figurine per il prossimo campionato esplode! Leopardi veste rossonero
Mi dedicavo a ben altro: la RAI passava un documentario sul ritrovamento a Livorno nel 1984 di tre false sculture di Modigliani, con tutti i critici d’arte a dire che erano vere, ottimo materiale per il prossimo convegno dei dentisti dantisti… poi, girando canale, su MEDIASET il calciomercato: Adriano pedina di scambio per Lampard, la Juve intenzionata a vendere Camoranesi e il Real pronto a rivendere Cannavaro a non so chi… previsioni meteo e scudo spaziale: miglioramento al nord per venerdì – peccato, svevianamente si poteva far cascare una bella grandinata d’atomiche, il G8 non serve mai a chiarire un beato…! news sul Domenicale: Davide Brullo scatenato sulla fascia dell’editoria. Oltre il fatto che i Piccini e i Ceni citati nell’articolo di Brullo Se vuoi pubblicare i tuoi papiri nel cassetto leggi qui sotto. Ti passerà il grillo non è che mi impressionino, anzi, mi fanno calare la pressione, vi chiedo, ma tutti questi libri di poesia, i vostri, pubblicati dalle inesistenti, piccole, medie, grandi case editrici, quanto vendono, quanto hanno venduto?
Oh Poeti, mettetevi dunque in gioco, scrivete nei commenti, nell’ordine e senza eludere i punti,
1 l’autore (ve lo rammento, sebbene sia impossibile che qualcuno si dimentichi di citarsi)
2 il titolo del libro, del cd o del catalogo, che ha venduto di più nella vostra onorata carriera
3 l’editore e l’eventuale autore della prefazione di quel libro
4 l’anno di pubblicazione
5 il numero di pagine e il prezzo, evidenziando poi
6 il numero di copie vendute, nonché
7 a quante persone è stato mandato per le recensioni e
8 il numero di recensioni, interviste, post, ricevuti su quotidiani, siti, blog, indicando pure i link e il nome dei recensori.
Tutto questo serve ovviamente per dare vita al poemercato in vista della prossima stagione agonistica – anticamente l’agone era pure inteso come gara letteraria!
Davide Brullo dice che bisogna “sfoderare una faccia da deretano”, ma per cosa? Per avanzare come radiose e radioattive punte della poesia…? io son dell’idea che più di qualcosa sfugga sia alla logica del lancio astronomico della supernova mariana di Nove, con sparate intercortinentali-cortellessa-picciniane, sia al naturismo dell’Amazzonia brullesca tutta frecciatine al sottobosco; son dell’idea che, dunque, ci siano libri che vendono, in un tempo anche relativamente breve, molte copie, e che valgono proprio per questo atto del pagare di persone interessate alla poesia. Inoltre, con tutta probabilità, sui quotidiani, settimanali, questi autori non escono, e la critica militantica-dentistico-dantesca non ne parla – che abbia paura si tratti di opere di falsari?
Cosa ha a che fare Leopardi con tutto questo?
ps: news su Nazione Indiana a cura di Andrea Inglese che riprende Antonio Moresco su Il primo amore: Berlusconi sponsorizza 100.000 euro per la traduzione dello Zibaldone in english; a sinistra sono troppo presi dalle regate della Luis Vitton Cup per accorgesene…

VDM detto
Io mi sono letto sia Mascheroni che Brullo.
Mascheroni rientra nel filone gossip letterario, vabbè.
Riguardo Brullo, è la lamentela classica, ben articolata, sul fatto che della poesia non importa niente a nessuno, ecc.
Io su questo ho da sempre due pensieri:
1) Saba, Whitman, Svevo, Campana, Pasolini, forse anche Montale… si sono pagati (almeno) la prima pubblicazione. Ciononostante, di Montale ci ricordiamo, di Campana ci ricordiamo, ecc. Che fosse un investimento di tipo non economico?
2) Qualche libro di poesia andrà in pareggio, qualche altro renderà sul lungo o lunghissimo termine, molto probabilmente abbastanza poco; la maggioranza è senza speranza. Serve un editore ricco di suo, o che guadagna con altro, e che sia appassionato di poesia (o di pubblicità personale), per spendere soldi come Berlusconi per lo Zibaldone.
3) Einaudi ed altri queste cose le facevano, un tempo, quando si stava meglio quando si stava peggio. Però Einaudi è stata rilevata da Mondadori, qualcosa vorrà dire? Non l’avrà rovinata la poesia, ma forse una serie di scelte culturalmente encomiabili e praticamente poco redditizie sì (poi che io possa concordare con la campagna per la decrescita felice di Caterpillar è altra cosa, ma se viviamo in un mondo capitalista dobbiamo accettare queste cose).
4) Se voglio diventare ricco scrivendo, semplicemente non scrivo poesia. Né è il caso di dare la colpa agli altri perché non leggono la mia poesia. “Una volta” si leggeva di più? Montale dichiara 3000 copie di Ossi di seppia vendute in dieci anni, per tre editori diversi (che per un libro di poesia è tanto, ma è ridicolo). Devo ancora trovare qualcuno che mi dimostri che c’è stato un momento in cui di poesia si viveva (autore e/o editore). Ora come ora non si vive nemmeno di narrativa…
Ecco, i due pensieri in realtà erano quattro. Ho cercato di essere abbastanza brusco così sale il contatore delle visite
.
VDM detto
… ed aggiungo: inutile citare le eccezioni, quello è il sogno americano, ed è solo una fregatura.
silviamonti detto
in pieno accordo con vincenzo.
e due interrogativi:
- la proliferazione di case editrici “piccole” è un vantaggio, nel senso che permette a tante voci di non restare chiuse nel cassetto, o solo un altro dei sitemi all’italiana?
- guadagnare con la poesia è impossibile, per gli autori. ma anche non andare “in perdita” è un miraggio lontano?
s.
VDM detto
Sarò sacrilego: probabilmente la pubblicazione di libri di poesia (come autore) è attività meno costosa dello sci o del calcio guardato.
silviamonti detto
sacrilego no, ma non sono d’accordo.
pubblicare un libro è anche dare qualcosa agli altri.
come autrice vorrei essere libera di scegliere se spendere o meno dei soldi che non rivedrò mai più per vedere circolare le mie poesie. in moltissimi casi non si può. e trovo la cosa terribile.
s.
alessioluise detto
…se con la poesia non si mangia si può parlare come si mangia? I giovani intellettuali figliano ? Come si fa ad essere pubblicati su NuoviArgomenti se procedono solo ad invito? E’ più immorale lavorare in una banca che finanzia gli armamenti o pagarsi un libro che comprano solo i tuoi parenti e qualche amico? Perchè , a parte l’isbn, non ho pagato niente per essere pubblicato da LietoColle?? Perchè sono in un’antologia NetSaggiatore prefatto dall’over quaranta senza aver pagato ma e al tempo stesso avendo donato la proprietà intellettuale senza poter scegliere?? Perchè le radio trasmettono sempre le stesse canzoni?? Perchè anche i ricchi piangono??
Christian Sinicco detto
Il fatto che il libro si paghi o meno, ha poca importanza. Quello che sottovaluta l’articolo di Brullo, è l’interesse che i lettori attribuiscono a un libro, con l’atto di comprarlo, e questo aspetto ha a che vedere con un mercato diverso da quello evocato. Se Einaudi venderà tot copie, la stessa cosa può fare LietoColle – il mercato (piccolo, non dedito all’arricchimento degli autori certo, ma esistente in quanto gli editori non sarebbero tali se non fruttasse qualcosa) della poesia, oggi, non è il luogo delle grandi case editrici e non è più il luogo dell’élite.
Su Absolute, Baldi e Molesini hanno iniziato a commentare con i loro dati. Il libro di Baldi (Ed Atelier) ha venduto in pochissimo tempo 500 copie, e non credo che la Insana con Garzanti abbia avuto performance tanto diverse. I numeri mentono? Non voglio nemmeno dire che i libri che non vendono siano pessimi, ma una volta la critica si confrontava anche sul fatto che ci sono libri che vendono – ora non lo fa più, perché? Altro circoletto che vuol darsi un’immagine invece di osservare il contemporaneo (la sua funzione principale tra l’altro)?
silviamonti detto
so che isabella leardini ha venduto mille copie, del suo libro (ediz. niebo, la vita felice). vorrà dire qualcosa, no?
non ho dimestichezza in questo ambito, ma credo che anche la distribuzione/pubblicizzazione abbia un ruolo importante.
dopo la validità dei testi (spero).
sarebbe interessante anche analizzare la distribuzione geografica delle vendite…
s.
Christian Sinicco detto
Isabella può, se vuole, compilare la lista su Absolute, anche perché scritto così non è chiaro come sia avvenuta la publicizzazione – dato pure interessante. Su AP, puoi vedere la differenza tra Baldi, Molesini e Ansuini, dal punto di vista della pubblicità al “prodotto”: da una parte una persona che si è fatta conoscere attraverso le recensioni e gli interventi critici, chi invece per l’attività in internet, chi per i reading. Sono tutti parametri utili.
VDM detto
Christian: sta di fatto che pubblicare per Einaudi rimane diverso dal pubblicare con Lietocolle, anche a parità di volumi di vendita.
Comunque i volumi citati, pur buoni per la poesia, sono da editoria della buona volontà: 1000 copie di un libro si pagano le spese e poco più. C’è la ripresa di una franca valutazione di Mozzi su quanto guadagna un editore su PaginaZero.
Silvia: sono solo parzialmente d’accordo che pubblicare un libro corrisponda a dare qualcosa agli altri. C’è (e non è un giudizio morale) una certa quota di autosoddisfazione in ciò. E d’altra parte, hai mai ricevuto in regalo un soprammobile in peltro o altra meraviglia equivalente?
Christian Sinicco detto
Mi dispiace Vincenzo, ma sono di parere opposto. Visto ciò che pubblica di italiano Einaidi, il cui livello è pari e alle volte inferiore a quello degli altri editori. Se vuoi, solo le grandi operazioni antologiche (vedi quelle ultime su Neri, su Pagliarani…), hanno forse un rilievo maggiore, ma se guardi con chi hanno pubblicato i lor signori poeti prima di arrivare alle grandi case ed. capirai che per il curriculum poco importa la grande casa ed. . Ora vado a vedere cosa scrive Giulio.
VDM detto
“psicologicamente” diverso (altrimenti diminuirei ciò che ho scritto al primo commento). Dal punto di vista della qualità ecc., non cambia niente, sono d’accordo.
silviamonti detto
in effetti ho comprato, a volte, libri dalla copertina e dall’autore promettente che si sono rivelati peggio dei soprammobili in peltro che tu citi, caro vincenzo, e peggio anocora della più orrida e pacchiana bomboniera.
per questo, da alcuni anni, compro solo libri di poesia che riesco in qualche modo a leggere, tra una pagina e l’altra. e ciò è possibile solo avendo il libro in mano. e con questo mi collego all’altra parte del discorso. monza (dove vivio) non è una piccola città, ma se vado nella principale libreria (su due piani) a cercare libri di poesia, a parte quelli di qualche autore “nostrano” trovo solo quelli distribuiti dalle “grandi” case editrici. potete immaginare nelle città ancor più piccole…
lietocolle, come altre piccole case editrici, ha un’ottima distribuzione/vendita tramite sito.
ma ad un’amica che cercava il mio libro (sempre a monza, sempre in quella libreria) è stato detto che era impossibile farlo arrivare non avendo un distributore di zona. e a me è successo che per avere un libro della campanotto ho aspettato due mesi.
…
s.
Christian Sinicco detto
Michelangelo Camilliti, mi ha scritto questa breve nota che riporto:
“Una sola persona comprò un quadro di Van Gogh mentre l’artista era vivo: suo fratello.
Nel catalogo LietoColle ci sono alcuni autori con numerosi fratelli e numerosi altri che sono figli unici.”
Sibillino e forte.
Sulla questione psicologica, beh, si può adottare l’effetto placebo come metodo, ma alla fine si pubblica “fortuitamente”, vedi Neruda durante la guerra civile in Spagna, pubblicato in plaquette da un gruppo di combattenti, cosa che lui riporta con passione, mista a dolore per la morte di Lorca, di lì a poco.
Oltre l’aneddoto, le grandi case ed. sono equiparabili alle piccole (forse tranne la distribuzione, come dice Silvia, ma con la vendita online questo prob. è meno pressante oggi) perché strutturate nella stessa identica maniera, e spesso incapaci di evolversi in quanto prodotto e promozione dello stesso.
Mi pare che il mercato si stia specializzando.
Ci sono pure strategie diverse: Sossella va verso un prodotto tecnologico, LietoColle gioca sulla familiarità, … Credo che le grandi case ed. possano permettersi solo le operazioni antologiche di un autore, anzi, dovrebbero puntare a migliorare quel versante (non c’è confronto tra come è stato pubblicato Lezioni di fisica di Pagliarani in originale, e ciò che è sull’antologia) con l’impiego di cd da allegare, corredato da immagini, note, sonoro, etc.
sebastiano detto
capisco…ma c’è sempre nell’aria la storia del baule di Pessoa, e non riesco a emanciparmi dal non pensare alla parte in parte inutile del pubblicare..vanagloria? forse, un po’ come il morire di Gesù credendo di aver fatto cosa utile, sapendo che dopo 2000 anni..non è andato tutto a buon fine, un po’ come il Divina davanti a Commedia, un’operazione editoriale geniale…di contro alla gente che ti dice, mi piace l’Inferno…