LietoBLOG

Il blog degli autori di LietoColle

Pubblicato da assirialessandro su 24 Ottobre 2007

Una società che non sa più dire: noi, non può far altro che esprimere una poetica che declama: io. Detta così sembra l’epitaffio del carattere oggettivo del dire, lo è invece a mio avviso,  dei movimenti, delle correnti letterarie e di pensiero. L’ansia del non allineato ha rilanciato il “cane sciolto”. Andando a fondo potremmo dire  che la frenesia del verso libero ha prodotto una nuova illusione di libertà. Da una parte la quasi totale impossibilità di percorrere nuovi linguaggi e dall’altra l’imbrigliata creatività, hanno fatto sì che si mancasero occasioni, vivendo di comunicazione supplente e di parola delegata, esempio è questo blog disertato da quasi tutti per eccesso di individualismo o timor d’etichetta. Certo, Lietocolle potrebbe essere tranquillamente il nome di un vino, ma avrebbe anche potuto essere dibattito e confronto, espressione di un dire che  forse doveva cercare qualcosa di più che inserire i nomi a lato dei rispettivi spazi individuali   (continua prima o poi..)

un caro saluto 

15 Risposte a “”

  1. silviamonti detto

    sono settimane che resisto alla tentazione di fare ciò che hai fatto, caro alessandro. grazie per avere rotto il ghiaccio, perciò.
    e lasciami dire senza rifletterci troppo (sennò faccio notte) che non credo sia l’individualismo o il timore d’etichetta ad aver affossato questo blog. la colpa potrebbe essere anche data all’inflazione di spazi come questi, ad esempio. o al fatto che molti dei redattori avessero già altri impegni in rete. o alla diffidenza verso il web come luogo di incontro. o all’anarchia con cui l’impresa ha preso avvio (che a me piaceva molto, ma ha dato scarsi esiti).

    e poi mi vien da dire che questo esperimento potrebbe un po’ riflettere la realtà della famiglia lietocolle (come ama definirla l’egregio editore), una famiglia tanto numerosa che farne parte non è sempre garanzia di scambio e confronto, ma rischio di perdersi.

    perciò mi chiedo: gli autori/le autrici di lietocolle vogliono veramente incontrarsi e parlare? e i lettori? e può un blog assolvere a questo compito?

    e, sempre restando nella metafora, penso che una della caratteristiche delle grandi famiglie sia che si creano correnti, alleanze, rivalità. bisogna sgomitare, per avere il proprio spazio, così come bisogna conoscersi, per confrontarsi e stimarsi.

    ecco. forse ho detto un po’ di quel che penso…
    s.

  2. Quello che non sappiamo cogliere sono le opportunità d’incontro che questa cosa potrebbe offrire. Tutti abbiamo spazi nostri nostri, ma non credo giustifichi l’incapacità di creare sinergie. Organizzare spazi di ascolto all’interno di componenti della stessa casa editrice non è poi così difficile, ma siamo così allenati al marginale che le cose facili ci vanno strette. Forse non siamo una famiglia e nemmeno parenti, però siamo voci che hanno bisogno di esprimersi.

  3. s.aderno detto

    mmmm..pensavo
    io sono qui..in questo colle lieto..ma c’è sempre la siepe..
    selezionato per il segreto delle fragole 2007, per quello del 2008, vinto visiolemma di settembre..per il quadro di Poli, selezionato di recentissimo per verba agrestia..sarò bravino? può anche darsi..ma al mio account nessuno scrive..nessuno chiede..nè insulti, nè complimenti..da utente..non da autore..come voi..ho delle stelline..che nn attirarano nessuno..proprio nessuno..

  4. alessioluise detto

    Mutevole è il nostro esserci nello starci a fare. C’è un delizioso e al tempo stesso inquietante difetto di corrispondenza tra il linguaggio, la scrittura e le cose che si fanno. Questo blog non ha una scadenza, tutto potrà essere altrimenti.
    Avverto troppo senso di scaffalame e giudizio d’affossamento preventivo.
    Credo sia positivo che un blog sia poco frequentato dai suoi funzionari, significa che sono presi dal fare altro.
    Mutevole è il nostro esserci nello starci a fare.

  5. Gabriele detto

    La famiglia si sa non è sempre quel luogo idilliaco e aperto al dialogo e al confronto ma spesso invece si rivela un nucleo di scontro e rassegnazione, silenzio e diffidenza. la famiglia LietoColle è un po’ tutte e due le cose: sa essere molto accogliente, calorosa, protettiva ma a volte per il troppo lavoro, i troppi impegni, il numero elevato dei propri figli e componenti aggiunti che si corre il rischio della dispersione, della sindrome del cocco di mamma e dell’incompreso, della sotto o della sopravvalutazione, rischi d’altronde impossibili da evitare.
    Una cosa ho imparato frequentando un po’ il mondo della poesia: che i peggiori nemici dei poeti sono i poeti stessi.
    pepe

  6. alessioluise detto

    (P.Bertoli-G.Brandolini)

    I poeti son poeti perché scrivono poesie
    fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie
    quei concorsi col salame, con la medaglietta d’oro
    hanno il vizio di spiegarti che i poeti sono loro.

    Il poeta è un uomo stanco che si sveglia a mezzogiorno
    che si affaccia dal balcone e si guarda appena intorno
    insicuro e sempre incerto si trascina alla sua tana
    caffelatte con le uova che la mamma gli prepara.
    (…)
    I poeti son poeti perché scrivono poesie
    fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie
    quei concorsi col diploma, coi discorsi culturali
    dove vincono il diritto di non essere normali.

  7. s.aderno detto

    io ho un panificio e mi sveglio all’alba…a seguire..se i nemici dei poeti sono i poeti..perchè riunirli..per fare una guerra convenzionale..al posto di un nuovo vietnam..bene i poeti sono tutti qui..nel colle lieto..un buon bersaglio..no?rispiarmiamo sull’armamento..e non feriamo civili..credo nelle sinergie, nelle collaborazioni..non credo nel numero di pubblicazioni..Pessoa docet

  8. Gabriele detto

    Perché i poeti non sono angeli né demoni e quindi come il resto dell’umanità soffre di invidie, di competizione, di arrivismo ma sa anche godere dell’amicizia, dell’armonia, del rispetto reciproco. Purtroppo spesso prevalgono i primi e se poi diventano diciamo così famosi e affermati l’indifferenza verso gli altri piccoli poeti che sgomitano per trovarsi uno spazio è la regola prima. E poi ci sono quei poeti che se la tirano e che più sono scarsi e più se la tirano.
    Comunque la mia era solo una benevola provocazione anche se in fondo c’è del vero.
    pepe

  9. s.aderno detto

    bene..leggo adesso la mia selezione per VISIOLEMMA..di novembre..ero anche in quella di settembre..due volte di seguito..la cosa mi fa gioire..ma mi mette una strana paura..quando mi viene pubblicata qualcosa..mi sento come i minuti antecedenti la prima confessione..quando bisogna dire i peccati..quando non puoi vedere le espressioni delle persone che ti leggono..ne approfitto per ringraziare chi col suo lavoro..permette tutto ciò..e voi che credete in questa cosa detta poesia..”che è come la farfalla che ti si posa sulla testa e rende più ridicoli maggiore è la sua bellezza…”

  10. Non con il poeta, ma con i poeti si organizzano i luoghi di ascolto. Gli stessi che devono essere poi pronti a passare sopra alle divergenze in nome dell’rendersi udibile della propria parola. Una proposta, cominciamo dalle biblioteche, organizziamo gruppi di lettura che testimonino in maniera itinerante la poesia non come dettato, ma come contributo immaginativo, come possibilità dell’essere di farsi mediazione non una voce e neanche un coro, ma qualcuno che si confronti sullo scrivere come necessità. Partiamo da realtà regionali, interessandoci dove può esserci un minimo di recettività da parte di conduce o gestisce lo spazio biblioteca e organizziamo qualche incontro, da cosa nasce cosa, non da ritrite polemiche sul mercato editoriale, scarsità di lettori o quant’altro

  11. s.aderno detto

    per una questione di sentire..vivo in un piccolo paese della sicilia..qua la storia della biblioteca non si può fare..ho in mente invece chitarra elettrica e poesia..con un mini tour nei caffè letterari delle province..
    siamo sinceri..i poeti sono scomodi..lo sono sempre stati tutti a parte un paio..la poesia..in italia non trova il suo posto a differenza dell’inghilterra..da Sinicco a Trieste..c’era un ragazzo inglese che insegna all’uni un modulo di scrittura creativa..in italia..nell’accademia della crusca..a sentire la parola creativa..starnutiscono ancora..

  12. Gabriele detto

    Lasciamo perdere le scuole di scrittura creativa che spuntano come funghi si fanno ben pagare e spesso i professori di creativo hanno solo le tecniche con cui ti spillano i soldi.
    pepe

  13. Gabriele detto

    Ovviamente ce ne sono anche di molto buone e importanti.
    pepe

  14. s.aderno detto

    si..hai ragione..e poi tutti si dimenticano sempre di dirti una cosa fondamententale..che se non sei capace di sentire, di bloccare le tue sensazioni, le immagini, i tuoi pensieri..lascia perdere le parole..la poesia..non è una molecola più o meno ordinata di parole..che messe insieme stanno bene..la colpa di ciò la dò ai professorini della parafrasi..e alla loro vergogna chirurgica..perchè non mi fanno la parafrasi di Dylan Thomas?

  15. s.aderno detto

    sorry per la o con l’accento…

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